Le persone imparano costantemente, ovunque e in ogni momento. Non passa giorno senza che tutti gli individui acquisiscano ulteriori abilità, conoscenze e/o competenze. Per le persone al di fuori del sistema di istruzione e formazione iniziale, in particolare per gli adulti, è molto probabile che questo apprendimento, che avviene a casa, sul posto di lavoro o altrove, sia molto più importante, rilevante e significativo del tipo di apprendimento che avviene in contesti formali.

Tuttavia, l’apprendimento che avviene al di fuori del sistema di apprendimento formale non è ben compreso, reso visibile o, probabilmente di conseguenza, adeguatamente valorizzato.

E’ un tema al quale l’OCSE sta dedicando particolare attenzione.

  • L’apprendimento formale è sempre organizzato e strutturato e ha obiettivi di apprendimento. Dal punto di vista del discente, è sempre intenzionale: cioè l’obiettivo esplicito del discente è quello di acquisire conoscenze, abilità e/o competenze. Esempi tipici sono l’apprendimento che avviene nell’ambito del sistema di istruzione e formazione iniziale o la formazione sul posto di lavoro organizzata dal datore di lavoro. Si può anche parlare di istruzione e/o formazione formale o, più precisamente, di istruzione e/o formazione in un contesto formale. Questa definizione è piuttosto consensuale.
  • L’apprendimento informale non è mai organizzato, non ha obiettivi prefissati in termini di risultati di apprendimento e non è mai intenzionale dal punto di vista del discente. Spesso si parla di apprendimento per esperienza o semplicemente di esperienza. L’idea è che il semplice fatto di esistere esponga costantemente l’individuo a situazioni di apprendimento, ad esempio al lavoro, a casa o durante il tempo libero. Anche questa definizione, con alcune eccezioni raccoglie un discreto consenso.
  • A metà strada tra i primi due, l’apprendimento non formale è il concetto su cui c’è meno consenso, il che non significa che non ci sia consenso sugli altri due, semplicemente che la grande varietà di approcci in questo caso rende il consenso ancora più difficile. Tuttavia, sembra chiaro che l’apprendimento non formale è piuttosto organizzato e può avere obiettivi di apprendimento. Il vantaggio del concetto intermedio sta nel fatto che questo tipo di apprendimento può avvenire su iniziativa del singolo, ma anche come sottoprodotto di attività più organizzate, indipendentemente dal fatto che le attività stesse abbiano o meno obiettivi di apprendimento. In alcuni Paesi, l’intero settore dell’apprendimento degli adulti rientra nell’ambito dell’apprendimento non formale; in altri, la maggior parte dell’apprendimento degli adulti è formale. L’apprendimento non formale offre quindi una certa flessibilità tra l’apprendimento formale e quello informale, che devono essere rigorosamente definiti per essere operativi, escludendosi a vicenda ed evitando sovrapposizioni.

Pertanto, la nuova frontiera si concentra sul processo di validazione, di riconoscimento formale dell’apprendimento non formale e informale. Che si tratti del rilascio di una certificazione completa, di una certificazione parziale, di un diritto di accesso al sistema di istruzione superiore o a qualsiasi programma del sistema formale di apprendimento permanente o di qualsiasi documento riconosciuto (portfolio di competenze, passaporto delle competenze…): questa attività sostiene che gli individui che si impegnano in un processo di riconoscimento dei risultati di apprendimento non formale e informale devono ricevere un documento che abbia valore sociale e sia ampiamente riconosciuto, in modo che possano trarne beneficio, ora o più tardi nella vita, quando tornano al sistema formale di apprendimento permanente o al mercato del lavoro. La vera domanda è a quali condizioni l’apprendimento non riconosciuto possa essere codificato e portare all’assegnazione di un documento.

SEND, nell’ambito del programma #SKILLS4JOB, intende dare il suo piccolo contributo all’implementazione dei un sistema di validazione delle competenze acquisibili in contesti non formali. L’obiettivo è di dare la possibilità a donne e giovani disoccupati di Jambiani, esclusi dal sistema di istruzione e formazionale professionale formale, di acquisire in maniera laboratoriale competenze di imprenditorialità che riconosciute dal mercato del lavoro locale o per crearsi un futuro economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile con la creazione di un ecosistema di piccole imprese cooperative e sociali.

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